L’ASNI sulla decisione della CPE del Consiglio nazionale riguardante il FMI:
Il centro politico pratica la politica UE del «benessere fondato sul credito»
Comunicato stampa, 11 gennaio 2011
L’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) considera irresponsabile la decisione della Commissione di politica estera (CPE) del Consiglio nazionale di mettere a disposizione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) altri miliardi del patrimonio nazionale, incrementando nel contempo le spese per l’aiuto allo sviluppo. In questo senso il centro politico pratica in modo sfrenato la politica UE del benessere fondato sul credito.
L’ASNI rileva che, nell’anno delle elezioni, i partiti politici di centro respingono con promesse magniloquenti l’adesione all’UE, ma che di fatto praticano una politica UE. La CPE del Consiglio nazionale sostiene i crediti miliardari a favore dell’economia UE enormemente indebitata. Senza ricevere nulla in cambio, la Svizzera deve mettere a disposizione dell’UE fondi per miliardi. La crisi dell’euro è causata dall’UE e dev’essere quest’ultima a risolverla. La politica «fondata sul credito» promossa dai partiti di centro minaccia altresì il benessere e la piazza economica svizzera.
Evidentemente la politica estera svizzera viene determinata solo da pressioni e minacce. L’ASNI condanna la condotta della maggioranza della CPE, che si fa ricattare a fronte della minaccia secondo cui, in virtù di un no al credito a favore del FMI nell’ordine di 16,5 miliardi di franchi, la Svizzera perderebbe il proprio seggio nel Consiglio esecutivo del FMI. Ciò non è condivisibile ed è sintomatico di uno scarso senso di responsabilità: l’utilità dell’appartenenza al FMI non viene messa in discussione, bensì la circostanza secondo cui si «compra» la partecipazione a organi internazionali a prescindere dalle perdite nell’ordine di miliardi.
L’ASNI chiede che venga portata avanti senza compromessi la politica di successo della stabilità dei prezzi, che venga bloccata la politica del «benessere fondato sul credito» e che non vengano bruciati altri miliardi nell’UE.



